Il Libro

Scena I
(Catania, 10 gennaio 1959)

(All’apertura della tela il Barone Muciu Jancu Di Truppicuni è in piedi che fissa lo sguardo verso un quadro di un avo. Seduta su un divano sta la Baronessa Jannina D”a Sciarasicca. Entrambi sono abbigliati con ricchi ed eleganti abiti. La Baronessa Jannina fa roteare nervosamente un fazzoletto di seta fra le dita che di tanto in tanto porta agli occhi per asciugarsi le lacrime. Il barone è assai pensieroso e sconfortato. Vicino alla comune è presente Petru, l’amministratore-maggiordomo, vestito modestamente, che tiene in mano una cartella).

Jannina: Caro, siediti e parliamo!... Ho diritto di conoscere a che punto stiamo con le nostre risorse economiche, overu... sapiri comu semu misi... (l’amministratore fa gesti di grande sconforto), senza ammucciarimi nenti e nudda cosa!... (Il marito esprime a gesti una grande disperazione)Non ti scantari, Muciu, sugnu pronta, comu un cunnannatu a morti quannu ci stannu pi tagghiari la testa(chiude gli occhi, china la testa e si mette in ascolto). Eccu, ora pigghia pedi... e parra!...

Sciara Curia

di  Patti Alessio

Il teatro  pp. 88 Dim.: 196 kb. downloads: 766

Sciara Curìa è una commedia in tre atti in vernacolo siciliano.
L’idea iniziale è nata al bravissimo attore teatrale Domenico Pisano, che aveva cominciato a delineare alcune righe in italiano di un racconto popolare. Ma non era possibile riprodurre in lingua italiana il profumo e il colore della cultura popolare, quindi ha invitato l’amico e noto commediografo vernacolare Alessio Patti a scrivere una commedia in siciliano che incarnasse in qualche modo la sua idea.
La commedia, perfettamente comprensibile al pubblico italiano ormai avvezzato al dialetto siciliano dai romanzi di Camilleri, richiama l’atmosfera della commedia dell’arte; i suoi personaggi, sia i nobili che i popolani, hanno la magia delle maschere, pur non essendo maschere in questo caso, gli stessi complicati meccanismi di inganni e malintesi, esasperati e assurdi, e la stessa fondamentale realtà umana che rende i personaggi veri e simpatici (o antipatici in qualche caso), e non semplici macchiette.
Di questo genere di opere non si può narrare la trama; bisogna leggerle (o vederle recitare) per godere del ritmo dell’azione, e dell’amore per la lingua che l’autore ha saputo riversarvi.

  • Patti Alessio 

    Alessio Patti nasce a Catania nel ‘59, e abbandona lo studio nel 1973 per dedicarsi ai bisogni della famiglia.  Sin da piccolo amava esaminare quel che gli succedeva attorno e filtrare la cultura del suo tempo per mezzo della sua fantasia.
    Negli anni ‘90 giunge al teatro siciliano e fino ad oggi, con le sue molteplici opere, ne è un fervente sostenitore.
    Esordisce nel 1990 con la commedia ‘U matrimoniu. Nel 1996 debutta con successo la sua prima commedia musicale: Investigation & L’Onurata Società, che incontra un notevole successo di pubblico.
    Due anni dopo nasce Viculu Sacramentu, ciclopica opera di ben 10 ore di recitazione. Il melodramma de ‘U Pazzu, cuore di Viculu Sacramentu, interpretato dallo stesso autore, è stato recitato di fronte al Mons. Luigi Bommarito, già Arcivescovo Emerito Metropolita di Catania, ed è stato anche interpretato in Australia, per l’Accademia Letteraria Italo-Australiana Scrittori (A.L.I.A.S).
    Del 1999 è una nuova commedia: Don Pracidu, che racconta lo strano sogno di un povero venditore di “calia e semenza”. 
    Altre commedie in attivo sono: Trenta jorna di Spitali e Sciara Curìa.
    A queste pagine si aggiunge il dramma Sugnu siciliana e mi nni vantu, la raccolta di versi Gràpiti ssa porta, e il romanzo in via di elaborazione L’Agape alato.
    Alessio Patti ha partecipato alla fiction di Rai 1 Il Bell’Antonio, nella quale ha vestito i panni di un intrepido carabiniere nella cornice barocca della Catania del ‘43.

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